Pasquino, di Architas - Opera propria, CC BY-SA 4.0
Se le si guarda attentamente, le statue di Roma ci parlano. Non è solo una figura retorica, ma una tradizione che prosegue da secoli. A raccontarci storie, divertenti aneddoti e modi di dire sono le sei “statue parlanti” di Roma. Tutte (tranne una) di origine romana, ma scoperte e “usate” a partire dal Rinascimento per un’abitudine giunta fino a noi: criticare e prendere in giro i potenti.
Pasquino

Forse la statua parlante più famosa di Roma, che ha dato il nome alle critiche anonime al potere: le “pasquinate”.
Si tratta di una rovinatissima scultura trovata durante la costruzione di Piazza Navona nel 1501, dove un tempo si trovava lo Stadio di Domiziano. Probabilmente raffigura un guerriero che sorregge un compagno morente (quasi del tutto scomparso), forse Menelao che tiene il corpo di Patroclo.
Non si sa esattamente da dove ha avuto origine il soprannome della statua, si sa invece che ogni notte i romani appendevano al suo collo versi in rima, battute e critiche verso il potente di turno, il Papa e le nuove leggi emanate in città.
Anche nel 1938, durante la visita di Hitler a Roma Pasquino parlò: “Povera Roma mia de travertino, te sei vestita tutta de cartone, pe’ fatte rimira’ da ‘n imbianchino, venuto da padrone!“
La statua era talmente temuta e odiata dalla Chiesa e dai nobili che emanarono ordinanze per rimuovere all’alba tutti i nuovi messaggi e condannare a morte chiunque venisse trovato ad appendere “pasquinate”.
Pasquino è anche l’unica statua che parla ancora! Accanto alla scultura si trova una bacheca dove ancora oggi i romani possono affiggere rime e filastrocche contro la politica e i potenti di Roma e d’Italia.
Dove trovarla: Piazza Pasquino, Roma
Madama Lucrezia

L’unica figura femminile tra le statue parlanti, anche conosciuta come “Congrega degli Arguti”, si trova tra Palazzo Venezia e il Campidoglio.
Si tratta di una scultura romana, forse raffigurante la dea Iside. Nel ‘500, quando venne scoperta, venne donata a Madama Lucrezia d’Alagno, amante del re di Napoli, da cui il nome arrivato fino a noi.
Meno “loquace” del più famoso Pasquino, Madama Lucrezia era però la protagonista del Ballo dei Guitti, durante il quale veniva incoronata di aglio e peperoncino e le persone vi ballavano intorno.
Dove trovarla: Piazza di San Marco 49, Roma
Marforio

Poco lontano da Madama Lucrezia, all’interno dei Musei Capitolini, si trova il gigantesco Marforio. Probabilmente si tratta di una scultura romana raffigurante il Tevere o una divinità dei fiumi.
Marforio era considerata la “spalla” di Pasquino, con divertenti botta e risposta tra i due.
Un esempio è lo scambio dedicato a Napoleone in occasione delle razzie compiute a Roma dall’esercito francese. Pasquino chiese: “Ma è vero che i francesi so’ tutti ladri?” e Marforio rispose: “Non tutti, ma Bona Parte“.
Dove trovarla: Piazza del Campidoglio, Roma (la scultura è visibile dalla piazza, ma fa parte del percorso museale dei Musei Capitolini)
Il Babuino

Una particolarissima scultura di un “sileno giacente”, cioè di un anziano satiro sdraiato. La pietra che compone il corpo è annerita e piena di incrostazioni, il che fa pensare fosse anticamente parte di una fontana.
Il nome deriva proprio dal suo aspetto animalesco, o forse dalla parola “babbione”, che indica una persona anziana e non particolarmente sveglia.
Le invettive del Babuino, molto violente e volgari, per un periodo superarono in popolarità quelle del famoso “collega” Pasquino, tanto da coniare il nuovo termine “babuinate”.
Dove trovarla: Via del Babuino 150, Roma
Il Facchino

Il Facchino è l’unica delle statue parlanti a non avere origini antiche. Risale infatti al Cinquecento, diventando di fatto la più giovane della “Congrega degli Arguti”, nonostante il suo aspetto piuttosto “vissuto”.
Si trova poco lontano dal Babuino e rappresenta un acquarolo, all’epoca detti anche “facchini” o “acquaricciari”. Si trattava di persone che raccoglievano l’acqua dalle fontane di Roma per venderla porta a porta ai nobili della città.
Una targa, presente fino alla fine dell’Ottocento, lo descriveva così: “Abbondio Rizio, coronato sul pubblico selciato, valentissimo nel legar fardelli. Portò quanto peso volle, visse quanto poté; ma un giorno, portando un barile di vino in spalla e uno dentro il corpo, contro la sua volontà morì“.
Nonostante la simpatica dedica, la tradizione popolare lo aveva identificato, forse a causa del cappello, con Martin Lutero. Proprio a causa dell’odio storico verso la sua figura, accusato di aver causato il Sacco di Roma, il povero Facchino venne più volte danneggiato, fino a perdere il naso e buona parte dei connotati.
Dove trovarla: Via Lata, Roma
Abate Luigi

Si tratta della scultura di un togato romano, forse un magistrato, ritrovata durante i lavori di costruzione di Palazzo Vidoni Caffarelli. Probabilmente era parte della decorazione del Teatro di Pompeo che si trovava nelle vicinanze.
Il popolo lo soprannominò “Abbate Luigi” per la grossa somiglianza con il sagrestano della Chiesa del Santissimo Sudario, vicina a dove si trova ancora oggi la statua.
Purtroppo il povero Abate Luigi oltre alle numerose pasquinate, di cui porta testimonianza anche nella scritta sul piedistallo, è diventato famoso anche per i numerosi atti di vandalismo, tra cui il furto della testa, rubata talmente tante volte che dopo l’ultimo furto nel 2013 si decise di lasciarla acéfala.
L’ultima volta in cui Abate Luigi parlò fu nel 1966, in occasione dell’ennesimo furto della testa, con una richiesta:
“O tu che m’arubbasti la capoccia, vedi d’ariportalla immantinente sinnò, vòi véde? Come fusse gnente me manneno ar Governo. E ciò me scoccia“
(“O tu che mi rubasti la testa, vedi di riportarla in fretta, altrimenti vuoi vedere? Come se non fosse niente, mi mandano al governo. E questo mi scoccia”)
Dove trovarla: Piazza Vidoni 4, Roma