Nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise i cervi selvatici brucano nei giardini, attraversano la piazza e talvolta ti tagliano la strada in auto. A Villetta Barrea la scena è questa: parcheggi, scendi dall’auto e a pochi metri c’è un cervo che bruca l’erba di un giardino, tranquillo, indifferente al via vai.
Siamo a 990 metri di quota, affacciati sul Lago di Barrea, dentro il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, a circa due ore e mezza da Roma. Un borgo di pietra chiara riconosciuto tra i Borghi Autentici d’Italia, cresciuto attorno a una torre medievale voluta dai Caldora nel Quattrocento.
Niente recinti, niente biglietto, a Villetta Barrea questa è la normalità, non uno zoo: solo il Sangro che scorre, l’aria che sa di legna e resina, e un animale che si muove tra le case con la calma di chi è a casa propria. Non a caso lo chiamano “il paese dei cervi”.
Il borgo dove i cervi sono vicini di casa
I cervi, qui, non sono un’attrazione costruita. Sono il risultato di una reintroduzione partita negli anni Settanta, quando la specie era sparita per colpa del bracconaggio. Da una cinquantina di esemplari iniziali oggi se ne contano migliaia in tutto il territorio, e una parte ha imparato a convivere con il paese: li incontri lungo il torrente Profulo, sulla passeggiata pedonale del Sangro, nei prati pubblici, nei giardini.
La convivenza è talmente stretta che all’ingresso del borgo hanno dovuto mettere i cartelli per rallentare, gli orti vanno recintati (un cervo si mangia gemme, fiori e tulipani senza troppi complimenti) e i villettesi scherzano dicendo che in paese ci sono più cervi che bambini.
È tenero, ma resta fauna selvatica, e qui sta il punto: si osserva a distanza, non si insegue per la foto, non si dà da mangiare, e al volante si va piano — soprattutto all’imbrunire, quando attraversano all’improvviso.
Il momento clou è l’autunno. Tra metà settembre e metà ottobre scatta la stagione degli amori: i maschi si sfidano e di notte i bramiti, quei richiami profondi e rauchi, rimbombano tra le valli. Le guide del Parco organizzano uscite serali lontano dall’abitato per ascoltarli senza disturbarli. Con lo zoo, davvero, non c’entra nulla.
A Villetta Barrea, oltre i cervi un lago, cascate e camosci
Il borgo è anche una base comoda per il resto del Parco. A pochi minuti d’auto ci sono Civitella Alfedena, con il suo Centro visita del lupo, e il Lago di Barrea, dove d’estate si cammina lungo le sponde, si noleggiano canoe e ci si ferma all’area picnic in riva all’acqua.
Per chi ha voglia di camminare, la Camosciara — riserva integrale considerata la culla del Parco — porta in circa mezz’ora alle Cascate delle Ninfe e delle Tre Cannelle. Più impegnativa la Val di Rose, il regno del camoscio appenninico sopra Civitella Alfedena, dove a luglio e agosto si entra solo con guida obbligatoria, per tutelare la fauna.

E a tavola si fa sul serio: l’orapo (uno spinacio selvatico di montagna) in zuppa con i fagioli, gli arrosticini alla brace, le ferratelle col miele. All’orapo la vicina Barrea dedica da anni una sagra (storicamente il 13 agosto): vale la pena controllare la data dell’edizione in corso prima di programmare la gita.
Come arrivarci:
🚗 Qui si va praticamente solo in auto, ed è anche il modo migliore per spostarsi tra i borghi del Parco. Da Roma sono circa due ore e mezza: si prende l’autostrada verso l’Abruzzo (A24/A25) e si prosegue su strade interne verso l’Alto Sangro.
🚃 In treno si fa riferimento alla linea per Castel di Sangro o alle principali città abruzzesi, proseguendo poi in autobus o con un’auto a noleggio — ma è una soluzione più macchinosa.
Quando andare: l’autunno per il bramito e il foliage, l’estate per il lago e il fresco, l’inverno per la neve e le ciaspolate.