Durante la seconda ondata di caldo estivo del luglio 2026, Roma ha mostrato una geografia termica profondamente disuguale. Nella stessa giornata, la differenza di temperatura tra un quartiere e l’altro ha superato i cinque gradi, e la mappa del caldo cambia radicalmente tra le ore diurne e quelle notturne. È quanto emerge dall’analisi condotta da Keti Lelo, Salvatore Monni e Federico Tomassi per #mapparoma, basata sui dati del sensore MODIS (Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer) a bordo del satellite Terra della NASA, che fornisce misurazioni giornaliere della temperatura superficiale con una risoluzione spaziale di circa 1 km.
La periferia est brucia di giorno, il centro non si raffredda di notte

Il picco della temperatura media diurna si è registrato il 18 luglio 2026, con 35,6 °C di media su tutta la città, mentre il valore massimo assoluto — 37,9 °C — è stato toccato il 19 luglio a Casetta Mistica. Il quadrante orientale è risultato il più colpito nelle ore diurne: Casetta Mistica (37,5 °C), Torre Maura, Torre Angela, Tor Tre Teste e Romanina (37,3 °C) guidano la classifica delle zone urbanistiche più calde. Il V Municipio ha sfiorato i 37 °C di media diurna, il VI ha superato i 36,5 °C. Al contrario, le aree rurali e costiere come Martignano (30,8 °C), Castel Fusano (31,4 °C) e Ostia sud (32,1 °C) hanno registrato valori nettamente inferiori.
La notte ribalta la classifica. Con il buio, il calore abbandona le periferie orientali ma rimane intrappolato nei quartieri densi e storici: Università, Casal Bertone e Verano registrano 28,7 °C, San Lorenzo e Nomentano 28,6 °C, mentre Castel Romano scende fino a 23,2 °C. Lo scarto tra il quartiere più caldo e quello più fresco nella stessa notte supera i cinque gradi. Il meccanismo è strutturale: l’impermeabilizzazione del suolo e la densità edilizia del centro trattengono il calore accumulato durante il giorno, rallentando il raffreddamento notturno.
L’indice di isola di calore: quanto pesa il costruito
L’analisi calcola anche l’indice di intensità dell’isola di calore urbana (UHII), misurato come differenza rispetto alla stazione rurale di riferimento di Fiumicino. Di giorno, Casetta Mistica supera Fiumicino di quasi 4,5 °C; di notte, Università e Casal Bertone superano la stazione di riferimento di oltre 3,2 °C. La correlazione più forte con l’UHII notturna riguarda il consumo di suolo (indice 0,79), seguita dalla densità abitativa (0,67) e dalla quota di anziani (0,53): nei tessuti più impermeabilizzati il calore si disperde più lentamente, e le fasce di popolazione più vulnerabili — anziani, malati, bambini — si concentrano spesso proprio in queste aree.
Caldo e reddito: geografie che si sovrappongono
Incrociando i dati climatici con quelli socioeconomici emerge un quadro preoccupante per il quadrante orientale. Tor Bella Monaca-Torre Angela registrava nel 2024 un reddito medio per contribuente di circa 21.700 euro, contro i 78.500 dei Parioli. Nel 2022, l’8% delle famiglie della stessa area percepiva il Reddito di cittadinanza. Questi stessi quartieri figurano tra i più esposti alle temperature estreme nelle ore diurne. Il costo della climatizzazione, dell’efficienza energetica e delle bollette elettriche rischia così di trasformare il caldo in un ulteriore fattore di povertà energetica.
La lettura attraverso le “Sette Rome” conferma che geografia climatica e geografia economica non coincidono perfettamente: la città storica è tra le più ricche ma anche quella con la maggiore isola di calore notturna (+2,8 °C), mentre la città-campagna — economicamente più fragile — risulta climaticamente più fresca di notte (−0,9 °C rispetto a Fiumicino). Individuare i territori dove fragilità climatica ed economica si sovrappongono resta, secondo gli autori, una delle sfide centrali delle politiche di adattamento urbano: più alberi, superfici permeabili e maggiore efficienza energetica degli edifici nelle aree più vulnerabili sono le leve indicate per ridurre le disuguaglianze legate al caldo. Mappe dinamiche e dati aperti sono disponibili sul sito di mapparoma.