Si chiama Albero Bioclimatico ed è, di fatto, un condizionatore naturale: una struttura capace di raffrescare l’aria fino a 10 gradi senza consumare un solo watt. Nessun motore, nessun gas refrigerante, nessuna presa di corrente. Solo acqua, aria e un principio antichissimo che negli ultimi tempi ha fatto discutere parecchio la città.
C’è stato un momento in cui diversi esponenti politici avrebbero voluto vederlo a Piazza dei Cinquecento, davanti a Termini. Non è andata così, e il motivo racconta qualcosa di più sull’intera vicenda. Il progetto dell’Albero Bioclimatico, infatti, non nasce per Termini. L’idea originale è legata a un altro luogo, altrettanto simbolico per Roma: l’ingresso di Piazza San Pietro.
Da dove è scaturita l’idea di un Albero Bioclimatico

Tutto parte dal Giubileo. Su suggerimento della professoressa Wittfrida Mitterer, direttrice del Master in Bioarchitettura della LUMSA, è nata l’idea di occupare uno spazio rimasto vuoto per secoli: quello dell’edificio progettato da Bernini all’ingresso della piazza, e mai realizzato. Un imponente arco autoportante in bambù avrebbe completato idealmente lo spazio d’ingresso di Piazza San Pietro, riprendendo le linee visive della Basilica e i volumi dei colonnati.
A raccogliere la sfida è stato lo studio Haas Cook Zemmrich STUDIO 2050 di Stoccarda, insieme agli ingegneri strutturali di C4 Engineers e a quelli climatici di Transsolar.
Un principio fisico già usato nell’Antico Egitto

Il principio sul quale si basa quest’opera si chiama raffrescamento adiabatico e non è affatto nuovo: la stessa logica rinfrescava già i palazzi dell’antico Egitto e la Fortezza della Zisa a Palermo. Un cilindro di laterizio riciclato viene tenuto costantemente umido: l’acqua evapora, assorbe calore e restituisce un flusso più fresco, spinto verso il basso da un piccolo ventilatore alimentato da un tetto fotovoltaico.
Il capitolo Termini, per ora chiuso
È qui che il progetto dell’Albero Bioclimatico di Roma è approdato al grande pubblico: inserito nel masterplan di riqualificazione di Piazza dei Cinquecento, con un costo stimato di circa 500mila euro. L’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi lo aveva definito “innovativo e accattivante”, e anche il presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma Christian Rocchi ne aveva sottolineato il valore.
Dopo le verifiche tecniche ed economiche, però, il Campidoglio ha deciso di non procedere: i costi elevati e la scelta di puntare su verde reale hanno chiuso, almeno per ora, il capitolo Piazza dei Cinquecento.
Per lo studio che l’ha progettata, del resto, quella struttura non era pensata per finire lì.
Un’idea che resta aperta e in evoluzione

Lo studio che ha firmato il progetto non considera comunque la parola fine. La loro posizione è chiara: l’architettura va sempre pensata sul luogo specifico, e la struttura nata per San Pietro non si sposterebbe altrove senza una revisione approfondita.
Proprio perché ogni grande opera deve dialogare perfettamente con lo spazio circostante, i progettisti hanno scelto di non replicare pigramente quel disegno. Piazza dei Cinquecento merita la sua icona personale di sostenibilità.
Per questo il team sta lavorando a una variante pensata apposta per gli spazi urbani già impermeabilizzati, capace di offrire ombra e raffrescamento con un impiego minimo di materiali. E dove è possibile piantare alberi veri, quella resta la prima scelta.
Non esiste ancora alcun progetto definitivo: solo un’idea che, dopo il primo capitolo romano, potrebbe tornare a farsi vedere altrove.
Resta comunque una domanda che tornerà, estate dopo estate: come si progetta una piazza nell’epoca dei 40 gradi?