Per chi abita tra Appio Latino e Tuscolano, il Cinema Maestoso non è mai stato solo un cinema. È la vetrata enorme su via Appia Nuova, la scalinata che saliva verso le sale, il punto d’incontro prima del film.
Dal giugno 2018, dietro quel vetro, c’è stato solo buio.
Adesso le luci si sono riaccese, per ora quelle del cantiere. Sono partiti i lavori per far rinascere lo storico multisala ai civici 416-418, a pochi passi dall’Alberone.
Ed è la prima volta in otto anni che si va oltre la semplice messa in sicurezza.
Il progetto promette sale hi-tech, ristoranti e forse perfino un Imax. Ma il capitolo più bello di questa storia lo ha scritto il quartiere, che nel 2012 era già riuscito a salvarlo una volta.
Cosa sta succedendo davvero dentro il Maestoso
Gli operai stanno smontando controsoffitti, cartongessi e tutto quello che era stato aggiunto negli anni Novanta.
Si chiama strip-out e serve a riportare alla luce la struttura originale.
Lo hanno raccontato i tecnici che seguono il cantiere, l’ingegner Luca Buonanotte e il geometra Federico Del Monte. Prima lo strip-out, poi il progetto definitivo: «La volontà è riaprire il cinema».
È il passo che il quartiere aspettava. Il cantiere aperto a gennaio 2024, infatti, serviva solo a evitare che cadessero intonaci e infissi.
Più schermi, meno posti e (forse) una sala Imax: come sarà il nuovo Maestoso
Il nuovo Cinema Maestoso non sarà una copia di quello che ricordi. Al posto delle quattro grandi sale dovrebbero arrivare più schermi con meno posti, file più larghe e audio e video di nuova generazione.
Tra le opzioni allo studio c’è anche una sala Imax, se i volumi dell’edificio lo permetteranno.
Attorno ai film nasceranno negozi, ristoranti e gelaterie, mentre gli appartamenti ai piani alti resteranno.
Una sala potrà ospitare anche congressi ed eventi.
Per la riapertura si parla di due o tre anni: una data ufficiale ancora non c’è e molto dipenderà dalla Soprintendenza.
2.500 posti, case e negozi: il cinema di Morandi che anticipava i tempi
Tra i luoghi storici di Roma del Novecento, il Maestoso ha una firma importante: Riccardo Morandi, uno dei grandi ingegneri del cemento armato.
Inaugurato nel 1957, aveva una sala unica da 2.500 posti. La reggeva un telaio sottilissimo in cemento precompresso, basato su un sistema che Morandi stesso aveva brevettato.
E già allora non era solo un cinema. Sopra c’erano gli appartamenti, ai lati i negozi, sotto i magazzini.
La vetrata gigante mostrava la scalinata a chi passava sull’Appia Nuova, come una vetrina.
Con il tempo la grande sala è stata divisa, e il Maestoso è diventato il primo cinema di Roma con più maxischermi.
Quando l’Appio occupò il suo cinema per non farlo chiudere
Nel 2012 il Maestoso rischiava già di chiudere. Secondo le cronache locali, centinaia di residenti lo occuparono e convinsero i gestori a fare marcia indietro.
Sei anni dopo è andata diversamente. Nel 2018 la chiusura è arrivata quasi senza preavviso, con nove dipendenti licenziati e oltre 13.000 firme raccolte senza risultato.
L’ex proiezionista Francesco Abalsamo, con il gruppo “Riapriamo il cinema Maestoso”, ha continuato per anni a chiedere novità alla proprietà.
Dal buio alle sale hi-tech: perché questa volta può andare diversamente
A Roma la riqualificazione di un ex cinema finisce spesso con un supermercato, una sala bingo o una boutique. Il Maestoso, invece, riparte dalla sua struttura originale per tornare a fare il suo mestiere.
Per chi quelle scale le ha salite davvero, è una bella notizia. Per i popcorn, però, ci vorrà ancora un po’ di pazienza.