Roma aspettava questo momento da più di venticinque anni. Palazzo Bonaparte in Piazza Venezia apre le porte a una mostra che difficilmente si ripeterà: oltre settanta opere di Vassily Kandinsky, provenienti in gran parte dal Centre Pompidou di Parigi — il museo che conserva il nucleo più completo e importante al mondo dei suoi lavori — fanno tappa nella Capitale in un momento tutt’altro che casuale. L’istituzione parigina si appresta a una lunga chiusura per restauri, e Roma diventa così il principale punto di riferimento internazionale per riscoprire l’opera del maestro russo.
La mostra, prodotta da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou e curata da Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée national d’art moderne, racconta l’intera parabola umana e artistica di Kandinsky (1866–1944): dagli studi in giurisprudenza a Mosca alla decisione, attorno ai trent’anni, di abbandonare tutto per la pittura; dai primi anni a Monaco di Baviera e la fondazione del Der Blaue Reiter con Franz Marc nel 1911, fino all’esperienza al Bauhaus e all’ultima stagione parigina, conclusa con la morte nel 1944.
Il percorso si articola in cinque sezioni e include capolavori come Gelb-Rot-Blau (1925) e L’Arco nero (1912), opere che sintetizzano il passaggio rivoluzionario verso un linguaggio in cui colore, forma e segno diventano emozione autonoma — indipendente da qualsiasi rappresentazione del reale. Accanto alle tele, documenti, fotografie e materiali dalla Bibliothèque Kandinsky restituiscono la dimensione più quotidiana e privata dell’artista. Una sala immersiva completa il percorso.
Una rivelazione nel segno di Gabriele Münter

Una delle novità più significative della mostra è lo spazio dedicato a Gabriele Münter, compagna di Kandinsky per oltre un decennio e figura centrale dell’Espressionismo tedesco, rimasta a lungo nell’ombra. Alcune sue opere vengono esposte qui per la prima volta, accompagnate da una documentazione che ne ricostruisce il contributo decisivo allo sviluppo delle avanguardie. Accanto a lei, la mostra racconta anche il ruolo di Nina Kandinsky, moglie e custode instancabile della memoria del marito: fu il suo generoso lascito al Centre Pompidou a preservare fino a noi l’immenso patrimonio del maestro.
La mostra è realizzata con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lazio e del Comune di Roma. Main partner è la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale.